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Abbiamo Tempo per Greta Thunberg?

No, a meno che non siate interessati al Marketing e ai temi di Brand Management e di Asset Intangibili.

Greta Eleonora Ernman Thunberg è il personaggio del momento. La ragazzina di 16 anni che dal 20 agosto al 9 settembre si è seduta davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro il cambiamento climatico è diventata l’eroina postmoderna per eccellenza. “Sciopero scolastico per il clima” recitava il cartello che l’ha resa celebre a livello internazionale tanto da esser stata sponsorizzata per il Premio Nobel per la Pace

greta_thunberg
Un post di Twitter che paragona l’utilizzo dell’immaginario fanciullesco nella propaganda nazista di Goebbels a quello fatto con Greta. Nb. Dinesh Joseph D’Souza è un commentatore politico conservatore di origini indiane, teorico della cospirazione.

Una macchina mediatica dai capelli biondi: il prodotto perfetto per la comunicazione mainstream. Greta infatti, entra perfettamente nello schema narrativo del “Viaggio dell’eroe”, una protagonista dal volto pulito con una complessa situazione psicologica (che permette al personaggio di mettersi al riparo da critiche perché da proteggere) che lotta per un obiettivo ambizioso contro nemici (dai leader nazionali ai detrattori) e un potenziale finale a sorpresa. Uno storytelling perfetto.

Ma chi c’è dietro Greta? In primo luogo i genitori, che hanno permesso lo sciopero alla ragazza e la relativa attenzione mediatica (cosa non scontata a quell’età). La madre è la famosa cantante mezzo soprano Malena Ernman, che in passato ha già manifestato le sue idee ultra-ecologiste. In secondo luogo Ingmar Rentzhog, CEO di WeDontHaveTime. Renrzhog ha subito inserito Greta nella sua startup lanciando l’ambizioso obiettivo di raccogliere qualcosa come 2,8 milioni di euro. Risultato raggiunto solamente per 1/3, ma fa specie come nel prospetto informativo di 120 pagine esca il nome di Greta ben 11 volte. Va detto che la Thunberg ha poi abbandonato la startup, concentrandosi più sulle conferenze a cui la invitano.

Vi sono alcune incongruenze che mi lasciano un attimo perplesso:
1_
Può una ragazzina di 16 anni che bigia scuola essere ascoltata più di tutti gli scienziati competenti in materia che denunciano il problema da anni? Perché si sta puntando sul pietismo suscitato da una ragazzina in lacrime?
2_Mi spaventa tutta la sofferenza e l’ossessione che Greta manifesta per il cambiamento climatico. Intendiamoci, ci sta lottare per un obiettivo vitale come il clima, ma c’è qualcosa che stona. I suoi comportamenti al limite del compulsivo uniti alla situazione psicologica della ragazza mi fanno pensare a una sorta di lavaggio del cervello attuato dai genitori e dalle persone più vicino a lei. Il “mi avete rubato l’infanzia” sofferto e disperato delle sue ultime dichiarazioni pubbliche dovrebbe essere indirizzato su altri soggetti.
3_ La Svezia è pioniera contro il riscaldamento globale e per la grande attenzione alla sostenibilità ambientale. Quest’anno inoltre hanno emanato una legge molto ambiziosa che ha l’obiettivo di eliminare totalmente le emissioni di CO2 entro il 2045.
4_ Le tempistiche dell’uscita del libro della madre: 4 giorni dopo l’inizio dello sciopero di Greta. “Scenes from the Heart” e successivamente anche il libro di Greta “La nostra casa è in fiamme”. Coincidenze? “Io non credo” direbbe Adam Kadmon
5_ Il rischio di riporre tutte le speranze sul futuro ad un’unica figura poi, è un fattore che andrebbe rivisto, per questo come per molti altri differenti casi. Infatti questo mitizzare una figura e metterla sul piedistallo rischia di offrire potenziali giustificazioni alla propria pigrizia o all’accettazione dello status quo, per cui non c’è bisogno che faccia niente perché qualcun altro ci sta pensando…“io sostengo e basta”. Una sorta di celebrazione dell’eroe senza capire davvero la logica della lotta che sta portando avanti. Basti pensare alle proteste milanesi di poco tempo fa e dai rifiuti lasciati sulla scia del corteo. Naturalmente non tutti hanno contribuito a questo scempio, ma fa specie pensare come queste persone manifestino con un’idea e ne portino avanti un’altra con le azioni (e gli altri sono rimasti a guardare?). Cosa ne parliamo a fare allora?

Abbiamo bisogno di strategie, non di marketing. Una completa rivisitazione del nostro sistema economico non di eroi da esporre in copertina. Il sistema capitalista che vede le persone come consumatori e stimola gli stessi alla continua ricerca dell’appagamento psicologico tramite consumi, va in direzione completamente contraria alla salvaguardia del pianeta. Una propaganda costante a cui molti non sanno di essere soggetti (e schiavi). Siamo disposti a rinunciare a moda a basso costo, cellulari costruiti con materiali altamente inquinanti, viaggi fino all’altra parte del mondo, macchine, aria condizionata, riscaldamento, cibi esotici eccecc? Un qualsiasi no, come risposta ad una di queste domande, dà il chiaro polso di una situazione che merita maggiore approfondimento.

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