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Il Capro Espiatorio

In riferimento alle dinamiche sociali legate alla vicenda dei Navigli milanesi (di cui ho già parlato), propongo un’interessante riflessione trovata sul profilo Facebook di una mia conoscente. Le immagini esasperate di Milano hanno fomentato ancor di più l’insofferenza social dei cittadini che si definiscono virtuosi, trasformandoli in veri e propri giustizieri capaci di gettare bile su tutto e tutti. Oltre a questi paladini da balcone, ormai siamo abituati anche a sindaci sceriffi il cui scopo è individuare questi untori, causa dei contagi che non calano, e sacrificarli sull’altare mediatico per scaricare le proprie responsabilità (di controllo). Un atteggiamento rischioso che avvelena il clima sociale, portando ad un tutti contro tutti controproducente per la tenuta della società. Il problema della continua ricerca di un capro espiatorio è che si distoglie l’attenzione sulle mancanze e gli errori nella gestione di questa emergenza (che spesso è stata incoraggiata da proclami politici degli stessi sindaci – vedi proprio Milano).
A pensar male si potrebbe dire che sembra tutto voluto (e le immagini compresse dal teleobiettivo sembrano confermare tale ipotesi). La ricerca di un capro espiatorio infatti, è una dinamica sociale ben nota, che porta ad attribuire la colpa di fenomeno critico a un individuo o una minoranza e consente alla società di ritrovare unità e coesione.

Di seguito l’estratto che accompagnava la riflessione, tratto da “Il capro espiatorio” dell’antropologo e filosofo francese René Girard:

Le persecuzioni che ci interessano si svolgono di preferenza durante periodi di crisi che comportano l’indebolimento delle istituzioni normali e favoriscono la formazione di folle, cioè di assembramenti popolari spontanei, suscettibili di sostituirsi interamente a istituzioni indebolite o di esercitare su queste una pressione decisiva. Le circostanze, che favoriscono questi fenomeni non sono sempre le stesse. A volte si tratta di cause esterne come le epidemie […]. La folla tende sempre verso la persecuzione perché le cause naturali di ciò che la sconvolge […], non possono interessarla. La folla, per definizione, cerca l’azione, ma non può agire sulle cause naturali. Cerca dunque una causa accessibile che sazi la sua brama di violenza. […] Invece di vedere nel microcosmo individuale un riflesso o un’imitazione del livello globale, essa cerca nell’individuo la causa e l’origine di tutto ciò che la ferisce. Il ricorso alla violenza arbitraria riesce a far dimenticare alla popolazione inerme la propria vulnerabilità di fronte ad eventi su cui non è possibile avere controllo.”

Riflessione tratta dal profilo FB di Daniela P.

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